domenica, 18 gennaio 2009

La vita è cento volte troppo breve per annoiarsi

Delle avventure estive - Se di una persona abbiamo subito il fascino, è stato in gran parte merito delle circostanze in cui l’abbiamo conosciuta, non tanto delle sue qualità: riusciremo a sopravvivere senza i luoghi, le persone e le idee che ci avevano inebriato la scorsa volta??

Try to see it my way - Non siamo fatti per osservarci “imparzialmente”, dall’esterno: se ne fossimo capaci o moriremmo dalle risate o piangeremmo dalla disperazione (questo dipende dell’indole); sono tanto strani i nostri comportamenti!

Se fossimo sempre “positivi” - come dicono gli psicologi – la metà dei nostri problemi sarebbe risolta all’origine.

Non dovremmo litigare con le persone che amiamo perché non ne abbiamo il tempo : ogni litigio è uno spreco enorme di tempo che nessuno ci restituirà.

Se una ragazza ci affascina, la seguiremmo anche nel deserto, anche se per tutto il viaggio non parlasse.

Non è un po’ vero che il tono di voce che  usiamo di notte conferisce passione e sincerità alle cose che diciamo?

Essere arrabbiati con qualcuno o volere qualcosa da qualcuno senza ottenerla  ci rende di cattivo umore con gli altri che non possono nemmeno sospettare qual è il nostro problema: e, a volte, ci roviniamo qualche pomeriggio.
Ma, del resto, come si fanno a confinare i sentimenti  solo nei confronti della persona che li causa??

postato da: andrej1388 alle ore 19:23 | link | commenti | commenti
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sabato, 12 aprile 2008

HAkuna MAtata (2)  


Ognuno di noi è una retta; due persone che si conoscono, che si vogliono bene e passano tanto tempo insieme, sono due rette parallele.
La retta va sempre in avanti, non    può mai tornare indietro: come il tempo.
E’ quasi tragico, ma ogni istante è un punto di non ritorno.
Chi ha tante persone intorno a se è una retta con molte parallele.
Una delle rette a me parallele, il cui tratto procedeva vicinissimo al mio, non si prolunga più.
Per un gioco del destino è stata cancellata.
Per puro semplice crudele caso.

||__________________
||_______________||

Se penso al mio asilo e alle mie elementari vedo prima lei, la sua casa,
la sua famiglia, i suoi giochi e poi tutti gli altri, le loro case,
le loro famiglie e i loro giochi.

Le ultime volte hanno sempre la maledizione di essere insignificanti e meschine.
Che poi anche se fossero dense di significato o di affetto cambierebbe qualcosa?
L’ultima volta che ti ho stretto tra le mie braccia e che abbiamo
camminato insieme è stato a Perugia.

Quante migliaia di ore abbiamo passato insieme?
Cosa sei stata tu per me e io per te?
E adesso piango per te che non puoi più vivere o per me che non ti posso più avere?

Se ci abituassimo all’idea che ogni istante ed ognuno è contingenza
(cosa che NON succederà mai), dovremmo metterci in testa che
il tempo che passiamo con altre persone è inestimabile.

Guardando vecchie foto ho capito che il tuo viso,
soprattutto il tuo viso da bambina, lo  porterò sempre dentro di me:
perché è come un riflesso del mio viso.


postato da: andrej1388 alle ore 23:15 | link | commenti (1) | commenti (1)
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mercoledì, 06 febbraio 2008

HAkuna MAtata

 
Non potranno mai essere adorati abbastanza coloro che hanno disegnato, ideato e messo in scena i cartoni della Disney: i loro personaggi, di una bellezza senza tempo, sono riusciti ad entrare, a passi felpati e con un sorriso furbesco, nelle menti di migliaia di bambini: piccoli cervelli in movimento, pieni di curiosi misteri e fantasie.
Sono riusciti a colorare magicamente i nostri sogni, hanno giocato con le nostre paure e i nostri desideri; o forse hanno contributo a farci decidere quali fossero le nostre paure
e i nostri desideri.
E ora si portano dietro, inevitabilmente, come tutto ciò di profondo che appartiene al passato, il loro ingombrante e quasi sempre felice bagaglio di ricordi, situazioni, persone, luoghi e abitudini.
Non fatemi vedere un cartone senza avermi avvisato prima: potrei non reggere il peso di tutte le gioie e le sofferenze che in un secondo si Materializzerebbero nella mia mente con un CRAC.
Emozioni apparentemente inspiegabili : cosa c’è di così misterioso e potente, ad esempio, in Sir Bis o in Jafar?
Forse Sir Bis e Jafar sono delle guide che mi indicano quel sentiero nascosto che porta ad una piazza segreta, dove abitano ricordi lontanissimi e vaghi.
Ricordi di compleanni, di torte, di famiglia unita e al completo, di giochi sul tappeto, di 1-2-3 stella, di trenini, di macchinine, di disegni, di puzzle, di cubi, di stanze buie; stasera c’è stata una bambina con addosso una grande corazza che mi ha fatto ricordare un’altra immagine bellissima: i cappotti dei “grandi” posati sul “letto grande”.
Voi direte: ma anche adesso, se vengono tanti ospiti, i cappotti si mettono lì; e io invece vi lascio a bocca aperta rispondendovi: no miei cari, adesso che sono a casa nuova i cappotti li lasciano nella scala; dunque, per quanto mi riguarda, cappotti sul letto = casa vecchia = scuole elementari e asilo.
(sul “letto grande” potrei scrivere molto  per la mia personale esperienza, ma lasciamo stare: è un’altra storia..)
Chissà se in quei momenti eravamo davvero incondizionatamente felici come adesso ci sembra, chi può saperlo??
”Stai idealizzando alla grande” diranno i cinici..Hanno ragione? Può darsi, ma se hanno ragione hanno solo un po’ di ragione..
Ora che siamo cresciuti (senza accorgercene affatto) ci sono rimaste molte tracce di quel periodo, tracce pronte ad essere riconosciute non appena spazziamo via il velo di polvere che le ricopre: è semplicissimo: basta guardare un cartone o un album di foto;
ora che rivedo e  rivivo in un fugace sogno ad occhi aperti quei momenti, immortalati per sempre, sento di avere ancora la bocca che sa di latte.

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sabato, 26 gennaio 2008

Tu che sei nata dove c’è sempre il sole

Ho provato ad auto-ingannarmi, come un bambino: ma non ha funzionato.
Quegli occhi verdi, bellissimi, sono ancora nei miei pensieri.
Racchiudono il riflesso dei raggi del sole che danzano sulla superficie del mare: l'acqua li fugge, lusingata, con un sorriso..
postato da: andrej1388 alle ore 18:54 | link | commenti (1) | commenti (1)
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sabato, 19 gennaio 2008

 I want to hold your hand

 

Una signora di mezza età, ben vestita, salì sulla metro, e si fermò in piedi accanto a un pensieroso ragazzo, lui da un lato della porta, appoggiato ai sostegni dei posti a sedere, lei dall’altro.
All’improvviso, la donna, dal volto freddo e inespressivo, iniziò a parlare guardando fissa il vetro che stava davanti a lei: “Roma non è Milano”; “Roma è un porcile”.
“Io non sono una cagna in mezzo ai porci”.

Scandì a voce alta, più volte, queste parole; il suo viso era spaventosamente serio ed era rigato da una smorfia di disgusto, in mezzo alla gente che accennava sorrisi e conversava a bassa voce, evidentemente divertita.
La donna continuò per un bel pezzo, tenendo fissi i verdi occhi vitrei, nei suoi discorsi senza destinatario; il ragazzo scese dalla metro prima di lei.

Le porte si richiusero e il treno ripartì nel suo viaggio infinito; il giovane si girò e rivide, perfettamente serio dietro il vetro, il volto duro e impassibile della donna.

 

*****

Il ragazzo scende dalla metro e cammina verso l’università: è arrivato il giorno del suo primo esame; lungo la strada, ripensa per un attimo a quella donna: quel che di più l’aveva  colpito era stata la sua serietà, l’ordinato disordine del suo cervello, la pazza lucidità che essa dimostrava di avere.

Giunto nell’aula in cui si tiene l’esame, egli si sistema e aspetta che venga il suo turno: le ore scorrono, tra la paura di sentire pronunciato il proprio nome ed essere costretto a riferire un libro di 600 pagine e la voglia di finirla con questa immensa seccatura: ecco che sono già le sette di sera.

L’anziano ma prestante professore si alza, e con accento toscano annuncia: “Udite, popolo, mi dispiace comunicarvi che per stasera non possiamo più andare avanti con gli esami, chi non è stato ancora interrogato per cortesia si ripresenti domani”.
All’udire queste parole, dopo 10 ore di attesa, Alberto (questo era il nome del ragazzo) vorrebbe piantare un legno in fronte al simpatico professore: è rassegnato, arrabbiato e stanco.
Il giorno dopo alle 9 si ripresenta in università e finalmente viene interrogato, non dal professore bensì dalla sua inguardabile assistente che assomiglia in modo sorprendente a maga Magò, la strega cattiva che si confronta con mago Merlino, nella spada nella roccia: il suo naso è come un pezzo di legno malamente intagliato da un falegname maldestro, i suoi occhi sono come delle cavità disegnate da un architetto che non conosce le proporzioni, la sua voce sembra provenire da sottoterra.

Dopo essere riuscito a sostenere, in qualche modo, la vista e la voce della strega, e dopo aver ricevuto il suo maligno verdetto, Alberto si risolve a partire: decide di passare alcuni giorni lontano dalla sua città, per liberarsi dalle preoccupazioni e non avere niente a cui pensare: in poche ore progetta di andare a Firenze, prenota il treno, prepara la valigia e avverte i suoi amici che stanno lì.
Prima della partenza, sotto una pioggia interminabile, testardamente va a fare visita ad una ragazza che proprio in quei giorni sapeva benissimo che avrebbe dovuto lasciare in pace, perché immersa nello studio pre-esame.

La sorpresa non ben riuscita si conclude circa due ore dopo: la ragazza è evidentemente infastidita per aver perso così tanto tempo proprio due giorni prima dell’esame e per aver rischiato un grande bernoccolo in fronte dopo che, per magia, un cellulare si è librato come una libellula nella stanza per finire sul divano su cui lei era seduta, a pochi centimetri dal suo volto.

Alberto se ne va, insofferente, arrabbiato con sé stesso per la sua testa tosta, per l’oceano che passa tra il suo dire-pensare e il suo fare.

Fa appena in tempo a prendere il treno della sera e arriva finalmente a Firenze.
Lì, dopo due tranquilli giorni trascorsi a casa di alcuni amici, si trasferisce da un’altra sua amica di vecchia data, Bernarda, e, contemporaneamente, riceve la notizia che anche Maria Rosa, la ragazza che aveva disturbato a Roma, sarà a Firenze, ospite del fratello maggiore Salvatore.
Stare a casa di Bernarda è decisamente divertente almeno per due motivi: in primo luogo per la inquietante presenza di una coinquilina fantasma che sta sempre nella sua stanza dove mangia, dorme, digerisce, tossisce, sputa rumorosamente come i vecchi dei paesini di campagna, emette gas di vario genere e fa pipì in una apposita vaschetta (con evidente pregiudizio per l’igiene della camera e la salubrità dell’ambiente);

in secondo luogo per la presenza di due strampalate ma intelligenti sorelle, Jole e Chichi, che rallegrano l’ambiente, cucinando, gridando ciascuna con il proprio ragazzo e proponendo film e giochi.
Ma, forse per i virus contenuti nella maleodorante acqua di Firenze, forse a causa della vicinanza con la coinquilina-fantasma di Bernarda (che aveva precedentemente contratto il vaiolo), Alberto si ammala, inizialmente senza accorgersene.
In quella che sarebbe dovuta essere la sua ultima giornata toscana, esce con Maria Rosa, nel frattempo arrivata da Roma, e insieme a lei ha modo di ri-ammirare il centro di Firenze, (che già aveva visto con Bernarda), inclusi i suoi graziosi “pesci-topo” (alcuni matematici li chiamano cosi..) che nuotano felici cullandosi nella verde acqua dell’Arno.
Leggermente stordito per la febbre che aumenta, nel pomeriggio Alberto è condotto,  con la violenza, a casa del fratello di Maria Rosa; lì conosce le sue amiche, gentili e molto garbate, Giusi e Veronica.
Dopo aver ricevuto l’esperta consulenza medica di Maria Rosa, ed aver constatato di avere 38 e più di febbre, il ragazzo torna da Bernarda, che amorevolmente gli concede di restare ancora una notte nel suo accogliente ma “datato” appartamento (l’avidità dei proprietari-locatori che affittano queste case senza voler spendere un soldo a volte è stupefacente…).
La cena rifocilla il malato che dopo aver assistito ad una delle tante partite di scarabeo, si trasferisce momentaneamente sul “suo” letto per fare una breve telefonata; per prendere in giro Bernarda, si chiude a chiave dicendo : “Sono nella mia stanza, lasciami in pace!”.
Ma Bernarda non apprezza il gesto, evidentemente ritenendo che fosse stato più educato, da parte di Alberto, partecipare con più entusiasmo alla serata con Jole,Chichi e i loro ragazzi; e forse anche per una sorta di “gelosia amichevole” .
Così quando Alberto esce dalla sua stanza dopo aver parlato con una meravigliosa e particolarissima persona di cui non è qui necessario fare il nome, Bernarda lo accoglie a muso duro: gli esprime brevemente il suo disappunto per il comportamento da lui tenuto e, con la scusa dello studio, si chiude nell’altra stanza, lasciandolo solo, a combattere con la febbre altissimissima.
Dopo una notte tormentata dai peggiori incubi, evidentemente a causa della febbre e soprattutto a causa della ruvidezza di Bernarda, Alberto si alza e ritrova la sua amica di nuovo gentile e disponibile, sebbene in condizioni non buone a causa di un problema psico-fisico.
In  tarda mattinata va in stazione e, facendosi tentare da Bernarda, cliente affezionatissima di Mc Donald’s, consuma un copioso pranzo; appena raggiunge il suo treno vede che, misteriosamente, le porte sono chiuse. E lì capisce, tragicamente, che Bernarda gli ha fatto perdere il treno (!!).
Ma dopo solo 28 minuti ecco passare un nuovo treno, su cui il ragazzo si trova assegnato un posto di fronte ad una bella fanciulla che ha il piacere di ammirare finchè il sonno non ha la meglio su di lui: il tempo di leggere mezzo topolino e il treno è già arrivato in stazione: Alberto ha raggiunto la sua meta, una fredda capanna in mezzo agli splendori di Roma.

postato da: andrej1388 alle ore 18:15 | link | commenti (7) | commenti (7)
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mercoledì, 09 gennaio 2008

Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza

Sarà che 600 pagine di esame sono come un intruso cattivo nella stanza di un bimbo che ha paura del buio;
sarà che ora si può uscire così poco che quasi non sembra di essere a Roma;
sarà che con rinnovata forza qualcuno mi ha detto che farà come se non esistessi; (sono sempre qui ad aspettarti, a braccia aperte)
sarà che non ci sono più lezioni e le possibilità di vedere e conoscere nuova gente sono poco più che una su mille;
sarà che dopo essere stato a casa e aver visto tanta gente conosciuta avverto che gli amici e i conoscenti qui sono un decimo di quelli di giù;
sarà che da settembre ad oggi sono successe delle cose immense;
sarà che adesso vedo tutto nero e neanche considero possibile l'esistenza del grigio;
(per non parlare del bianco)
sarà che tu hai deciso in quel modo (libera interpretazione sul "tu");
voglio pensare che sia un momento che, semplicemente, passerà: forse lasciando una traccia dietro di sè e dentro di me, forse lasciando solo un confuso ricordo, senza cicatrici.

 

postato da: andrej1388 alle ore 19:33 | link | commenti (4) | commenti (4)
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giovedì, 03 gennaio 2008

Un sogno

 

“Il sogno è più reale della realtà” – alcuni dicono - l’idea, a ben guardare, è meno paradossale di quanto sembri a prima vista.
(Premessa: per “realtà” intendiamo qui il mondo fisico che ci circonda)
Il sogno non è realtà in quanto noi non compiamo materialmente le azioni che sogniamo;
il sogno è reale in quanto avvertiamo con emozione, nel fisico e nella mente, gli effetti delle azioni che sogniamo.

Ma realtà, al di là delle premesse, è un concetto così soggettivo e dai contorni così incerti che chiunque può, a buon diritto, sostenere che per lui emozioni della realtà ed emozioni del sogno siano perfettamente equivalenti, se non addirittura superiori le seconde rispetto alle prime.

 

******

 

Stamattina, tra le 9 (momento in cui è suonata la sveglia) e le 9 e mezza (momento in cui mi sono alzato) ho sognato..
Mi è capitato di ricordare lei, lei che in molti mi hanno detto di aver sognato dopo quel 10 novembre: dopo tutto penso sia normale. E' stata la prima volta per me.
Hama era accanto a me, su un letto, bella e attraente come è sempre stata, sin da piccola;

io stavo vicino a lei, la abbracciavo contento facendole "coccole" erotiche, lei ricambiava: credo che in quel contatto fisico forte che io ho sentito vi fossero unite indissolubilmente le due cose che erano alla base del nostro strano rapporto, cioè  affetto di lunga data e desiderio sessuale.
Avevo vaga consapevolezza del fatto che non era normale che fossimo lì, io e lei; forse mi sono chiesto se era davvero normale: non ricordo chi avessimo accanto, forse i suoi familiari;

mi sforzavo di capire se anche loro la vedessero e capissero che era lì, a portata di mano.
Non abbiamo parlato per niente..


Ma poi si sono fatte le 9 e mezza, un momento e ti risvegli.
E’ il 3 di gennaio.
Il che vuol dire che il 10 novembre è fatalmente trascorso.


postato da: andrej1388 alle ore 13:42 | link | commenti | commenti
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martedì, 01 gennaio 2008

Le onde

 

Bastano solo 10 minuti per saggiare la dolce malinconia di Divenire, o di Primavera;

o per ammirare la bellissima semplicità de “Le onde” : Einaudi è un poeta.

Perchè quelle note sono una riflessione, calma e consapevole, sul mondo:

un giudizio da persona profonda, sensibile e esperta, un’opinione da poeta, appunto.

 

*****

Quella musica mi aiuta a riscoprire l’oceano sconfinato che è in me come in ognuno di voi.

L’oceano è fatto di onde, e ogni onda porta un pensiero, un’aspettativa, un desiderio,

un ricordo e un milione di altre cose tutte diverse fra loro.

Ognuno di noi è un fatto immenso. Ce ne rendiamo conto? Forse no, del resto è davvero difficile.
La nostra complessità è spaventosa.
Non si fa analizzare con metri convenzionali, non si lascia spiegare.
postato da: andrej1388 alle ore 21:32 | link | commenti (2) | commenti (2)
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martedì, 01 gennaio 2008

Ah cazzo!

Appena tornato a casa dal veglione, così penso prima del sonno: è stata una buona nottata: ballo scatenato per 3 ore fra l'euforia di tutti..ma nell'euforia generale c'è stato anche lungo spazio per un tira e molla sedentario che ha portato ad un tranquillo e inconsapevolmente consapevole NO, che altro non vuol dire se non NO.
Ribadito con fermezza, con una sola chiara parola, proprio in quei momenti in cui lucidi non si è, quelli in cui succedono cose incredibili e in cui si fatica a stare in piedi.Ma questa volta l'educatissimo rifiuto si è manifestato proprio lì. Le carezze non hanno potuto cancellare una decisione già presa seriamente..
Basta, Mi arrendo, e questa volta, stranamente, credo di volere l'amicizia.
Non mi capita mai.
Ma credo di potercela fare, senza preoccupazioni, finalmente libero dal desiderio.
Dopotutto esistono cose di 1000 tonnellate più pesanti: cose peggiori, molto peggiori.

postato da: andrej1388 alle ore 06:13 | link | commenti | commenti
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domenica, 30 dicembre 2007

 Chimicologia

 

 

Più passa il tempo e più mi convinco, seguendo l’idea del mio amico (e amante) Andreuzzo, che, in certi casi, anche se molto rari, può accadere che un ragazzo desideri una avvenente signorina per una questione di chimica.
Non è semplicemente attrazione fisica, nè è per forza interesse “intellettuale”, né le due cose messe assieme: forse l’attrazione chimica è un’altra cosa ancora..

È come se fossimo dei reagenti pronti ad esplodere alla sola vista del bel “composto”: i suoi atomi che si muovono veloci sono proprio ciò che il nostro cervello e il nostro corpo stavano aspettando!

Immaginiamo che nella nostra testa si allestisca un grandioso simposio alla greca, un movimento animato ma nello stesso tempo rilassato: come una allegra rimpatriata tra composti chimici, amici di vecchia data fra loro, che non si vedono da tempo e vogliono raccontarsi le proprie storie, con calma, assaporando l’uno le parole dell’altro.

L’effetto è bello e potentissimo, tutto ciò che il composto femminile fa è gradito ai commensali: le parole, i gesti, il corpo, il modo di muoversi.

Tutto accelera e incoraggia la reazione. Un mondo di bellezza.

Il movimento è imponente; ma se la bella fanciulla si allontana  (telefonate, messaggi e msn non servono a riavvicinarla) tutto si calma, e pian piano tace, gli invitati tornano lentamente ognuno a casa propria, per riposarsi in silenzio, dopo la festosa cena;

A) Vedo tutto sottosopra qua dentro, che è successo? Ne sai qualcosa tu?  B)Chi io? A)E chi sennò? B)No, non mi pare che sia successo niente di strano! A)Ah scusa, mi sono ingannato evidentemente! B)Se lo dici tu..Vai a dormire, fesso, che ti vedo stanco!

(A è una delle anime razionali che abitano la nostra mente: si affanna a cercare una spiegazione di quello che è successo; mentre B è la persona che ha organizzato il simposio per gioco, senza sapere bene cosa stava facendo)

L’attrazione chimica non comporta la struggente nostalgia, l'incontenibile sdolcinatezza e malinconia dell’amore lontano o non ricambiato..é  solo una bravata della nostra mente, uno scherzo ben riuscito!

Ma attenzione! La reazione è lì in agguato, pronta a ridestarsi:  basta che le  ripresentiate quella stessa combinazione chimica, rara e complessissima, da cui era stata sconvolta la prima volta ed è di nuovo simposio!!

A me è capitato con una sola persona, finora, di osservare dentro di me questo curioso effetto, forte e bellissimo, e tu che l’hai provocato, andrea90, sai benissimo di avere questo misterioso potere su di me!
Non ne abusare, mi raccomando.

A te dedico, con affetto, queste pazze parole!

 

 

postato da: andrej1388 alle ore 00:02 | link | commenti (1) | commenti (1)
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Chi sono

Utente: andrej1388
Nome: James Paul
Paul McCartney, naturalmente..

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